Paolo Rossi

 

Il rumore dell'aria


2017


Pagg. 64


ISBN 9788883366024
Euro 8,00

 

F.to cm 10,5x18

Questo libro è una sorta di lunga lettera in versi, in qualche modo privata, indubbiamente sincera; poesie scritte con lentezza, negli anni, che sono certamente servite all’autore come archivio di una memoria personale che ora, finalmente, viene condivisa. Rossi probabilmente non si considera scrittore, nonostante pratichi la scrittura da qualche tempo con una certa assiduità. Comunque piace la sua onestà nel riconoscere la necessità di un interlocutore, nell’accettare il fatto che scrivere per se stessi è un’inutile illusione, che si scrive perché qualcuno legga. Il che significa anche sapere bene che ogni testo licenziato assume vita propria nella mente del lettore. Le poesie di questo volume hanno il pregio della sincerità e dell’immediatezza, la forza della spontaneità mai frenata dalla ricerca forzata del poetico. Da tale punto di vista l’autore dimostra maturità e il talento necessario per cercare la giusta misura, senza strafare. Luoghi, personaggi, canzoni, in una parola memoria personale e di una generazione: versi scritti su “fogli lindi, puliti”, e uomini dei quali si possa dire: “Ed il volto sembra lo stesso / seppur il tempo / abbia fatto il suo mestiere dozzinale…”

 

Paolo Rossi, è nato a Varese nel 1958. Giornalista pubblicista, blogger, è stato amministratore comunale nella sua città e, per due legislature, Senatore della Repubblica. Attualmente è Deputato del Partito Democratico.
Prima di questo libro ha pubblicato nel 2011 per Macchione Editore Mamma mia il blog e, nel 2016, con questa casa editrice, il libro di racconti Scorci. È editorialista del quotidiano «La Prealpina». Quando ha tempo, e soprattutto voglia, dipinge.

 

Estratti

PAGINE

 

Chi dovrebbe scrivere
su queste pagine stralciate?
Mostrano macchie di unto
ovunque.
Cerco fogli lindi, puliti
non voglio mettere segni sullo sporco.
Piuttosto trancerò la mia mano con l’accetta
(Se troverò coraggio).

 

 


LA CASA DEL MORTO

 

Hanno rubato nella casa del morto
non è rientrato la sera
trattenuto per sempre
da inamidate e ruvide lenzuola di ospedale
un bianco impietoso
che sfrega ossa consunte.
Che questo vento pulito da est
possa spazzare l’affronto al tragitto di un vecchio
suoni nitida per sempre
la maledizione degli sciamani.
La musica
sa bene come diventare carne lacerata
da est non giunge solo aria ristoratrice
gonfie nubi nerastre
si muovono al canto…
“ben arrivate”, sorelle.

 

 

DEMETRIO

 

Gli dei se ne vanno
gli arrabbiati restano.

Demetrio gironzola irato
da qualche parte del cielo
credo scoverà qualcuno.
Succede che almeno gli angeli
dovranno giustificare
quel netto taglio d’ali
non le loro.
Saranno costretti a trovare una scusa
perché così si fa quando un arrabbiato
è chiamato alle soglie
di quella dimora.
Dovranno essere precisi,
esaustivi, convincenti.
Non si può scherzare con il fuoco
quando si tarpa il genio.
Aspetto giustificazioni.