L'angolo degli inediti

Il Comitato di Lettura di Stampa2009, dopo aver ricevuto parecchio materiale inedito da parte di autori che hanno accettato la nostra proposta di valutazione gratuita dei loro testi, ha deciso di inaugurare una rubrica nella quale pubblicare periodicamente le poesie giudicate migliori. La scelta del Comitato è insindacabile e inappellabile. Tutti i testi sono pubblicati con il permesso degli autori.

 

 

 

 

CANIO MANCUSO, MELFI (PZ) 1971

ALLINEARSI

 

C’è un momento in cui, col pretesto
delle cose che prendono forma,
tutto segue una linea imprecisa:
lo sguardo di chi ti odia uccide il tuo vicino
il bla bla dei corpi stesi al sole
ha la trasparenza delle meduse
i ricordi delle meduse parlano
di rivoluzioni finite sulla spiaggia
il rossetto deraglia oltre il solco delle labbra
il bacio lo segue e sbaglia strada anche lui
il tacco si spezza sulla passerella
e non succede altro, solo un inconveniente,
l’andare che si inceppa, nessun effetto comico
il prete benedice l’ostia e pensa a sua madre
la madre che non sa il francese dice al figlio
j’ai prié pour toi, il figlio sospetta
che il dottor Stevenson abbia ragione
quando parla di ferite del corpo
che emigrano con l’anima
ma non può verificarlo perché
il dottore è morto prima di sua madre,
un pensiero impreciso come tutto il resto.

 


GEOMETRIA DELLE COINCIDENZE

 

Abitano sulla stessa scala
del palazzo di un rione quasi borghese
un’enclave di dialetti terroni stranieri
incolonnati come vertebre
sotto la pelle della carne
dello stare al mondo.
Si ignorano come tutti i vicini di casa:
se tra loro c’è una fraternità
è sempre al di qua della simpatia
del fastidio di salutarsi
è la natura che li lega
a un invisibile filo di sangue.
Le marionette di carta intagliata
che si aprono come frasi identiche
non hanno sguardi meno bianchi
delle loro fantasie (il paragone
è facile, non gli piacerebbe).
Al primo piano un uomo di quarant’anni
una madre spagnola un padre autarchico
che gli fa la spesa e ogni tanto piange
se lo vede ubriaco quel figlio
allevato in cortile diventato pazzo
per avere scambiato il no di una donna
col do delle trombe del giudizio. Capita.
La ragazza che gli fa eco al secondo piano
insulta sua madre, vorrebbe morire
per non somigliarle diventando vecchia
coi capelli ingrommati di tinta
l’alito degli alveoli vuoti
ma ogni sera le chiede il favore
di rimboccarle le coperte.
Al terzo piano c’è un professore
di cucito e di economia
ha spesso due macchie nelle mutande
quella davanti è la sua preferita.
Spia l’oltremondo con il telescopio
mentre impara la lezione del giorno
che ripete nel suo nascondiglio
pensa alle notti degli innamorati,
gli basterebbe un posto
nelle fessure dei loro sguardi
e nelle altre di cui si vergogna
per indovinare le traiettorie
dei baci e delle carezze.
Però non rimpiange i vent’anni.
L’infermiere del quarto piano
sa fare punture di precisione
sotto le unghie tra le dita dei piedi.
Mette la divisa del fratello
che abita di fronte e gli presta gli aghi
e anche i pensieri che lo accoltellano
non sono suoi ma gli guastano il sonno.
La vedova che sta al quinto piano
crede che le abbiano fatto il malocchio
che il diavolo sorrida dentro il cognato
podista dilettante che voleva sposarla.
Il giorno che il cuore gli scoppiò
durante una gara che arrivava a Faenza
rimase a terra col suo amore cattivo
e lei non versò una lacrima
che non avrebbe versato
per un povero cristo senza nome.
A chi non capiva la sua indifferenza
rispondeva che tutto ha un significato
ricordare un nome come dimenticarlo
accarezzare un volto come graffiarlo
Dio non è un impresario del baratto
e per questo avrebbe pregato.
Pazzi di una pazzia speciale
perché nessuno ti incuriosisce
non scrivono versi non dipingono
con indosso sottane per sentire nel corpo
il respiro vinoso di un bocca a bocca.
Non eccitano la retorica del genio
imbottigliato in un delirio.
Non testimoniano il disordine del mondo
e neanche il loro.
Gli anatomisti dello stupore
i bravi a sorprendersi i commossi
non saprebbero cosa farsene
di un caos così inconcludente
che rifiuta la poesia e la prosa.

 

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