Arrigo Lampugnani Nigri

a cura di Valeria Poggi

 

«Questo e altro»

Storia di una rivista e di un editore


giugno 2020


Pagg. 208


ISBN 9788883367106
Euro 23,00

 

F.to cm 21x29,7

 

 

«Questo e altro», pubblicata a Milano per otto numeri fra il 1962 e il 1964 è nata da un’idea di Giovanni Raboni e dell’editore Arrigo Lampugnani Nigri e, materialmente, fondata da un gruppo di intellettuali e scrittori molto diversi fra loro, ma anche molto empatici come Niccolò Gallo, Dante Isella, Geno Pampaloni e Vittorio Sereni. Si può giustamente farla rientrare nel gruppo di riviste – «Politecnico», «Belfagor», «Menabò», «il verri» ecc. – che, dal secondo dopoguerra fino alla contestazione del ’68, ha rappresentato il “luogo” ideale per i vivaci dibattiti letterari, ma anche culturali e “politici” del periodo. I maggiori intellettuali del tempo sulle sue pagine hanno espresso le loro opinioni, talvolta contrastanti, rivelando un fermento culturale che non ci si aspetterebbe nell’Italia del boom economico. Questo libro non è puramente un’antologia dei testi pubblicati allora, ma è anche la testimonianza in prima persona dell’editore che ha contribuito a sostenere concretamente lo scambio e scontro di idee dei principali protagonisti del mondo culturale dell’epoca.

 

Arrigo Lampugnani Nigri è nato a Milano nel 1932. Al liceo classico Parini diventa amico di Giovanni Raboni. Continua poi gli studi privatamente con Vittorio Sereni ad insegnargli italiano e Enzo Paci storia e filosofia. Si laurea in Filosofia all’Università Statale di Milano con una tesi sui Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx. Nel 1961 fonda la casa editrice Lampugnani Nigri Editore e diviene l’editore della rivista di filosofia «aut-aut» fondata da Enzo Paci. L’anno successivo, con Raboni e coinvolgendo Vittorio Sereni, Dante Isella, Geno Pampaloni e altri, fonda la rivista letteraria «Questo e altro». Con lo pseudonimo Sergio Livio Nigri è autore dei libri Paicap (2013), La rete magica (2015), Vivendo e in parte vivendo (2016) e Il marito paziente (2017).