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POESTATE 2020 - LUGANO 4-5-6 GIUGNO 2020

Marco Pelliccioli giovedì 4 giugno 2020

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Gregorio Scalise (1939-2020)

Prefazione di Maurizio Cucchi a La perfezione delle formule

 

Fin dagli esordi la poesia di Gregorio Scalise si è nutrita di pensiero. Ma di un pensiero così complesso e imprevedibile da risultare labirintico, o viceversa aperto a una molteplicità di interpretazioni tutte più o meno plausibili. Leggendo La perfezione delle formule – che comprende testi scritti prima del suo libro più recente, Poesie dagli anni 90 – si ha però l’impressione – e a tratti addirittura la certezza – di  poter cogliere alcune linee dominanti, o anche dei temi chiave che sono presenti in tutta la raccolta. D’altra parte i titoli stessi delle due sezioni che la compongono fanno riferimento esplicito a una riflessione sulla poesia: I testi hanno idee aspre e Dove il linguaggio ripensa al suo volto. Una riflessione in versi sulla poesia nella quale, però, Scalise conferma in pieno la velocità asciutta del suo stile, la grande intelligenza e l’ironia estrosa del suo pensiero poetico, il che gli consente di rendere lieve e vivace, concreto nelle situazioni che introduce, un tema non proprio agevole. Basti pensare, per esempio, a certe uscite epigrammatiche inserite nel corpo del testo, per averne la più felice prova: «La poesia non è un atto di dolore, anche se solo l’angoscia è una giusta / consigliera».
Ma in questo libro, più ancora che dalla riflessione sulla poesia, Scalise mi sembra preso dall’osservazione e dalla considerazione sul tempo. O dal rapporto che esiste fra tempo e poesia. Già nel primo testo avverte che «tutto è premonizione», poi si figura «quel rapido gesto / che rende presente il presente». Ma il passato rigurgita senza fine, e infatti si continua a parlare di «eventi scomparsi», di «sensazioni già vissute». Del resto non siamo che «uomini vestiti di tempo», ben consapevoli del nostro poco essere: «è sempre il tempo / e la sua successione / a configurare la miseria del presente». Ma, appunto, si può cogliere un legame tra questi due temi forti del libro, e infatti l’autore dice con chiarezza: «lo scorrere delle ore è quasi parallelo / alla scelta dei versi, / tempo e poesia sono sentimentalmente / legati».
Beffardo e malinconico (forse un po’ più ombroso del solito), Scalise ci offre – nei ritmi della sua scrittura, nei meccanismi del suo ragionare in versi – un nuovo eccellente esempio di come nell’imperfezione della nostra mente, nel suo essere luminosa e orrendamente monca, possano coesistere, possano comporsi fino confondersi, razionalità e assurdo, percorsi logici e spirali d’insensatezza.
Tutto del resto si brucia o si comprime nel rapprendersi del tempo, e lo stesso «esistere» non è che «un grido improvviso».

                                                            Maurizio Cucchi

 

 

Quelle vite che piovono
e si rifiutano di impersonare
la composizione di un destino:

il veggente ha il cuore colmo
e gli occhi decifrano la serie successiva,
se basta uno sguardo
a schiudere quella volontà di esistenza.

 

Gregorio Scalise da La perfezione delle formule, Stampa, La Collana, 2000

 

Mario Benedetti (1955-2020)

 

 

 

 

 

 

 

Mario Benedetti

vincitore con

Tersa morte (Mondadori)

al Premio Maconi 2014.

 

Mario Benedetti, uno dei nostri miglior poeti degli ultimi decenni, era stato per me un vero amico. Lo ricordo con affetto, per il suo sentimento della vita, per la sua intelligenza acuta e ironica. Abbiamo trascorso insieme molte ore piacevoli, e ripenso ai momenti in cui ci preparavamo a pubblicare il suo libro che ci aveva fatto incontrare, Il parco del Triglav, del 1999, che lo avrebbe imposto preparandogli poi le pubblicazioni da Mondadori, a partire da Umana gloria, titolo perfetto per rappresentarlo, per rappresentare la sua poesia.

 

Mario è stato un autore che ha saputo dialogare con il reale, partendo dalla sua terra d’origine, il Friuli, in un colloquio testimoniale sempre più mosso e aperto con le forme più semplici e autentiche dell’esserci, nell’emozione cangiante dell’esserci stesso. Mario aveva saputo realizzare poesia in una lingua colloquiale e quotidiana di grande efficacia comunicativa. La sua scrittura, negli anni, si è poi saputa muovere in ulteriori direzioni, tra venature cupe e cariche di dolore, nella presenza di un inquieto pensiero poetante, nel segno di una meditazione lirica sempre condotta nel corpo dell’esperienza e delle cose.

 

La sua perdita prematura, preceduta da anni di una infelice condizione, ci lascia però il conforto di un’opera di umanissima sostanza profonda, alla quale torneremo sempre più, perché continuerà a parlare, e non solo agli abituali lettori e cultori di poesia.

                                                            Maurizio Cucchi

 

 

Hanno detto cose tristi,
hanno tolto alcuni centimetri, tu non li hai sentiti.
Hanno fatto i corridoi più grigi,
le stanze più sole, quello che uno vede.
Ma non dovrai soffrire.
Qualunque cosa tu veda,
ogni volta che il cervello ti festeggerà, a modo suo.
Soffriranno le strade, il fiume,  
quello che tu vorrai che soffra. E più da vicino,
qualcuno guarderà il bene,
anno dopo anno, da quello che c’era a questa casa nuova.

 

Mario Benedetti da Il parco del Triglav, Stampa, La Collana, 1999

 

 

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21 marzo • Giornata Mondiale della Poesia

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, due miniantologie degli ultimi titoli pubblicati dalla nostra casa editrice.

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Una poesia inedita di Alessandro Pancotti per questa primavera difficile per tutti noi.

PROSPETTIVE

 

Mangio a capotavola
a destra mia madre
all’altro capo mio padre
in alto vedo che spunta
appena il gambo
desolato
dal balcone del piano di sopra.
Non mi importa di sapere
dell’intera pianta, del vaso
o quale, il nome
per me è un fiore dal cemento
e tocca il cielo.

 

Alessandro Pancotti

 

Ultime uscite “la Collana”

Recensioni

Il monte del ricordo, recensione di Alberto Pellegatta, «l'immaginazione» n. 316, marzo-aprile 2020
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L'occasione e l'oblio

 

Recensione di Alessandra Pacelli

su «Il Mattino»

28 gennaio 2020

L'occasione e l'oblio

 

Recensione di Maurizio Cucchi

su «la Repubblica» Milano

26 gennaio 2020

Ultime uscite “I quaderni de la Collana”

Recensioni

Ultime uscite

 

 

 

 

 

 

II EDIZIONE

ampliata con più racconti

Dal laboratorio di scrittura creativa in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, Giuliana Nuvoli ha tratto questo libro di racconti scritti da reclusi del carcere di Opera e da studenti dell'università.

Recensioni

Recensione di Luigi Troiani, Oggi, 22 ma[...]
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Il secondo volume di medicina narrativa da Isabella Bossi Fedrigotti e Maurizio Cucchi.

 

A cura e con il contributo della Dott.ssa Alessandra Boratti,

psicologa psicoterapeuta.

Il Libraccio, via Giulini, Como

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